Bestemmie, Riflessioni

Misteri

Sono anni che ogni santo giorno evito di spaccare la faccia a una o più persone che incontro sul lavoro o per cose personali, e non mi hanno ancora dato il nobel per la pace.

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Riflessioni

The soul cages

Mi chiedo se sto spendendo bene il mio tempo. Se lo sto spendendo con le persone giuste e nel modo migliore.

O se piuttosto al massimo evito di sprecarlo con le persone sbagliate in modo sciocco, come invece ho fatto oggi quando per due ore – invece di finire un libro che mi piace – ho bruciato inutilmente del tempo in uno stupido gioco sul telefono. Stupido non solo e non tanto perché attività sterile, ma anche perché non mi dà nessuna gioia. E allora perché?

Mi chiedo se abbia senso la vita che ho scelto, il lavoro che faccio, le cose che porto a termine o se piuttosto non sia una gabbia per la mia anima, che non vedo ormai più, ma che comunque c’è, e che mi trattiene in questa vita dandomi ogni tanto una sensazione di benessere e di sicurezza a cui mi aggrappo tipo naufrago per non affogare.

(Mi chiedo se abbia senso oggi, al caldo della mia casa, con abbastanza soldi da assicurarmi cibo, luce e tranquillità oltre a molte cose inutili, usare una metafora come questa, che mi riporta subito alla mente chi – naufrago – si aggrappa per non affogare davvero).

In each and every lobster cage, a tortured human soul
These are the souls of the broken factories
The subject slaves of the broken crown
The dead accounting of old guilty promises
These are the souls of the broken town
These are the soul cages.

Sting – The Soul Cages

Riflessioni

Qui abitava

Tutti presi a spiegarci quanto siano diversi questi migranti da quegli ebrei, che non si accorgono di quanto essi stessi siano simili a quelli che dicevano “in fondo è gente che ruba, che accumula fortune chissà come, che non è come noi” o a quelli che semplicemente giravano lo sguardo e facevano finta di niente perché “mi faccio i fatti miei, non mi riguarda”.

Riflessioni

Dopo tutto questo tempo?

Quando uno inizia a leggere i libri di Harry Potter si lascia facilmente convincere a trovare simpatico Harry, antipatico Dudley, terrificante Voldemord e detestabile Draco.

Ci si ritrova a ridere delle battutine sagaci di Silente, a provare rispetto per la McGranitt e si odia a morte Piton.

Perché Piton è del tutto evidentemente una brutta persona. È cattivo, burbero, musone, sgradevole persino nell’aspetto. Se ne sbatte del look vestendo sempre di nero, portando i capelli un po’ unti e con la stessa pettinatura di quando aveva 12 anni. Ci sono lunghi momenti in cui fa cose chiaramente ingiuste, in cui parteggia per chi fa parte del proprio gruppo e si schiera contro tutti gli altri.

Non fa il lavoro che vorrebbe e rosica da morire per questo. È un puntarcazzista tremendo, è un nerd appassionato di un argomento che fa cagare tutti gli altri (pozioni, in cui è un genio assoluto che inventa accrocchi e soluzioni ardite a problemi complessi) e si dà pure un nick: è il “Principe Mezzosangue”.

Insomma, diciamolo: Piton è uno del frenfì.

Se ci pensate, però, c’è un altro motivo fondamentale per cui Piton è uno del frenfì: perché solo alla fine scopri che in realtà – oltre ad essere stronzo, bizzarro e fondamentalmente asociale – è anche una persona che ama di un amore profondo e puro, uno che non dimentica, uno che è disposto a farsi carico di impegni strazianti e pesantissimi per rispettare una promessa, ed è una persona incredibilmente generosa, a patto che nessuno sappia cosa ha fatto.


“Expecto Patronum” – ha pronunciato il frenfì – e ha prodotto un incanto di protezione.

“After all this time?”

“Always”.

Bestemmie, Riflessioni

Perché è questo che si fa

Sono uscita con amici.

Nessuno che venisse dal tuo mondo, il nostro mondo, perché non avrei saputo guardare nessuno negli occhi che ti avesse conosciuto e amato per quello che eri (per quello che sei, cazzo, che sei) senza riuscire a non piangere a dirotto.

E invece volevo riuscire a bere un bicchiere di vino. A dire cazzate, a ridere, a prendere per il culo il cameriere coi risvoltini e a mangiare cose grasse fottendosene del fegato e dell’età.

Perché è questo che si fa quando muore un amico con cui hai condiviso questo, e altro. Lo fai ancora, e questa volta lo fai per due, e per tutte le volte che lui non lo farà più con te o con altri.

È questo che si fa.

E poi si torna a casa e sì, si piange a dirotto. Perché è anche questo, che si fa, quando muore un amico.

Bestemmie, Riflessioni

Prima e dopo

Prima è una normale giornata di merda, i clienti che iniziano a farti lo shampoo prima ancora che tu capisca che ore sono, i colleghi che ti mollano i problemi in braccio e si eclissano, mal di testa, odio per il mondo e bestemmie.

Poi ti dicono che un amico non c’è più e tutto continua a scorrere come prima – perché fa troppo male pensarci – ma tanto in sottofondo fa un male cane lo stesso, e pensi a lei, ai piccoli, agli amici comuni, ai progetti che non saranno mai più tali e che ieri, soltanto ieri vi siete scritti, avete parlato cercando di capire se riuscivate a incastrare una cosa per incontrarvi, invece poi è saltata e tu gli avevi scritto “Possiamo vederci lofteffo”.

E invece no.