Riflessioni

The soul cages

Mi chiedo se sto spendendo bene il mio tempo. Se lo sto spendendo con le persone giuste e nel modo migliore.

O se piuttosto al massimo evito di sprecarlo con le persone sbagliate in modo sciocco, come invece ho fatto oggi quando per due ore – invece di finire un libro che mi piace – ho bruciato inutilmente del tempo in uno stupido gioco sul telefono. Stupido non solo e non tanto perché attività sterile, ma anche perché non mi dà nessuna gioia. E allora perché?

Mi chiedo se abbia senso la vita che ho scelto, il lavoro che faccio, le cose che porto a termine o se piuttosto non sia una gabbia per la mia anima, che non vedo ormai più, ma che comunque c’è, e che mi trattiene in questa vita dandomi ogni tanto una sensazione di benessere e di sicurezza a cui mi aggrappo tipo naufrago per non affogare.

(Mi chiedo se abbia senso oggi, al caldo della mia casa, con abbastanza soldi da assicurarmi cibo, luce e tranquillità oltre a molte cose inutili, usare una metafora come questa, che mi riporta subito alla mente chi – naufrago – si aggrappa per non affogare davvero).

In each and every lobster cage, a tortured human soul
These are the souls of the broken factories
The subject slaves of the broken crown
The dead accounting of old guilty promises
These are the souls of the broken town
These are the soul cages.

Sting – The Soul Cages

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Riflessioni

Qui abitava

Tutti presi a spiegarci quanto siano diversi questi migranti da quegli ebrei, che non si accorgono di quanto essi stessi siano simili a quelli che dicevano “in fondo è gente che ruba, che accumula fortune chissà come, che non è come noi” o a quelli che semplicemente giravano lo sguardo e facevano finta di niente perché “mi faccio i fatti miei, non mi riguarda”.