Bestemmie, Ciarle, Memorie, Riflessioni

Avremmo potuto essere migliori di così, e allora?

Non me l’hanno dato, il progetto a cui attenermi.

Non lo so quali fossero le specifiche.

Non era chiaro nemmeno l’obiettivo e di certo siamo andati fuori budget per tutte quelle volte che ho dovuto rifare un pezzo perché era diverso dal briefing iniziale.

Nel frattempo sono passati anni, il contesto è cambiato, alcune delle cose per cui ci si era preparati tanto (fare figli, ad esempio) ormai sono features obsolete.

Non c’è stato il tempo e la voglia di scrivere un manuale di istruzioni, a stento ci siamo preparati a rispondere alle domande frequenti.

Avremmo potuto essere migliori di così. E allora?

Nessuno ci ha chiesto di essere il miglior prodotto sul mercato.

Siamo belli così. Di nicchia.

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Bestemmie, Ciarle, Riflessioni

Forse sono io

Forse sono io

Che non mi va mai bene niente

Che, quando non vinco, faccio saltare il banco

Che passo più tempo a lamentarmi che a fare, persino quando questo è l’atteggiamento che detesto negli altri

Che mi faccio problemi inutili

Che pretendo di rivoltare sempre la zolla da sotto

Che cerca conforto e semina sconforto

Forse sono io, e sarò io ovunque vada

Forse voglio andare via

Forse non voglio andare da nessuna parte.

Riflessioni

Nulla più di questo

Attingo a riserve minimali di energie, rimando piaceri e rinuncio a programmi.

Non mangio, non leggo, tutto mi costa e non ho idee precise su quando finirà la riserva. Mi ricordo un’altra volta un po’ simile a questa, ma qui c’è più corpo e meno testa. Molta meno testa.

Poche righe distratte, mucchi e cataste. Boli mal digeriti e nascosti. Disinteresse, insofferenza, potatura di rami.

Non serve, non vale la pena, non importa.

Quanti non per uno spazio così piccolo.

Ciarle, Memorie, Riflessioni

Tutto a posto?

img_6345“Tutto a posto?” si chiedono tra di loro quando si incontrano.

E io mi chiedo quale posto? esiste, un posto dove è tutto “a posto” nel senso che è tutto giusto come deve essere?

E quando qualcosa è fuori posto è perché è sbagliata o è solo anomala o perché sta andando in un altro posto più giusto?

Quando ho mollato l’ex non era tutto a posto manco per il cazzo, ma non era giù più a posto nemmeno lì da un pezzo e anche se non sapevo se c’era un posto dove andare e sentirmi “a posto” io ho provato a cercarlo.

Ora non è tutto a posto, ma lo è abbastanza: non succede più che ovunque guardi ci sia un cumulo di macerie. Ci sono colline ricoperte di erba, qualche fiore, un paio di panchine dove riposare e diversi angoli dove stendersi a riposare.

“Tutto a posto?” No. Mai. Figurati.

“Abbastanza”.

Bestemmie, Riflessioni

Faccio tardi

Non sto dietro a niente, sono in ritardo con la casa, il lavoro, stirare, leggere, farmi i capelli, cucinare cibi che compro e scadono nel frigo.

Sono in ritardo con le recensioni, i vasi da trapiantare, i pacchi di vestiti da rimandare indietro e così, vedi, ormai è tardi e restano lì.

Sono in ritardo su tutto, su chiunque, sulle persone che non mi sentono più e si organizzano alternative, altrove, altrimenti. Hanno ragione loro, però dove ero mentre tutto il resto mi aspettava, dove sono mentre tutto segue la propria strada senza aspettarmi?

Non sto dietro a niente e a nessuno, eppure.

Memorie, Riflessioni

Rassegna

Il più brutto fu quello del famoso menestrello che biascicava nel microfono mentre cercavo birra e whisky per gli ospiti di lusso nel parterre d’onore.

Il più coinvolgente fu quello sorpreso da entusiasmo, sorrisi infiniti e culo di marmo, a guardare migliaia di persone trascinate da un solo movimento del bacino, muoversi a ondate di pura gioia di vivere e braccia al cielo.

Il più doloroso fu quello in collina, a cantare (a gocce grosse di lacrime acide) le canzoni che parlavano della nostra storia, mostro enorme e decrepito che lentamente moriva e tu per la prima volta ti accorgevi di quel che ti dicevo da lungo tempo, solo perché lo sentivi risuonare nelle parole di un’altra.

Il più incredibile fu quello sparso sull’enorme prato che pareva poggiato sul culmine del mondo, la terra ancora rovente sotto ai piedi e una spessa coltre di stelle appesa sopra le nostre teste, la musica solida che si fa strada tra i presenti, e – in un lungo istante che resterà per sempre incastonato tra le pieghe del tempo – un abbraccio improvviso, spaventato e ineluttabile, ogni possibile ritrosia vinta dalla necessità di un senso di unione al cospetto del miracolo assoluto di tanta bellezza.

Bestemmie, Riflessioni

Punti di vista

A volte ci metti anni a capire cosa provi tu. Cosa pensi, di cosa hai bisogno. Cosa ti danneggia, cosa ti rende felice e cosa ti mette a disagio.

Ci metti anni addirittura a capire ad esempio che quello che provi è proprio disagio e non stanchezza. Che provavi infelicità quando pensavi fosse inadeguatezza. Che non sei una persona triste, solo ci hai messo un sacco a capire cosa ti rende felice e come trovare da sola la tua felicità invece di attendere che qualcun altro ti regali una gioia.

Per questo ti girano tanto i coglioni quando qualcuno si presenta e di punto in bianco ti ha già inquadrato, sa già cosa vuoi ma avresti paura di ottenere, si racconta (e prova a convincerti) che quello che provi e desideri è del tutto diverso da quello che dici in modo chiaro e circostanziato.

Punti di vista, certo. La luce che illumina le cose in modo diverso regala immagini differenti, e non è da escludere che una visione completamente nuova accenda angoli prima nascosti, ma – ecco – fidati quando dico che no.

Riflessioni

Non ti sento benissimo

E quindi che fai, lo scrivi?

E dopo che lo hai scritto uno che può fare?

Ce lo siamo detti.

Cambia un cazzo, no?

Uno a volte fa le cose solo perché non ha altro da fare o perché ha finito le altre cose da fare o ha deciso che è tardi per fare altre cose, ma l’altra cosa non ha lo stesso orologio e se ne fotte abbastanza che sia tardi: sembra sempre l’ora giusta. Anzi sembra l’unica ora possibile, per sempre (anche se sai che non è così).

Comunque pure vista da lì non ti senti benissimo, ma per fortuna puoi sempre puntare a seppellirti in un libro.

Riflessioni

The soul cages

Mi chiedo se sto spendendo bene il mio tempo. Se lo sto spendendo con le persone giuste e nel modo migliore.

O se piuttosto al massimo evito di sprecarlo con le persone sbagliate in modo sciocco, come invece ho fatto oggi quando per due ore – invece di finire un libro che mi piace – ho bruciato inutilmente del tempo in uno stupido gioco sul telefono. Stupido non solo e non tanto perché attività sterile, ma anche perché non mi dà nessuna gioia. E allora perché?

Mi chiedo se abbia senso la vita che ho scelto, il lavoro che faccio, le cose che porto a termine o se piuttosto non sia una gabbia per la mia anima, che non vedo ormai più, ma che comunque c’è, e che mi trattiene in questa vita dandomi ogni tanto una sensazione di benessere e di sicurezza a cui mi aggrappo tipo naufrago per non affogare.

(Mi chiedo se abbia senso oggi, al caldo della mia casa, con abbastanza soldi da assicurarmi cibo, luce e tranquillità oltre a molte cose inutili, usare una metafora come questa, che mi riporta subito alla mente chi – naufrago – si aggrappa per non affogare davvero).

In each and every lobster cage, a tortured human soul
These are the souls of the broken factories
The subject slaves of the broken crown
The dead accounting of old guilty promises
These are the souls of the broken town
These are the soul cages.

Sting – The Soul Cages