Riflessioni

The soul cages

Mi chiedo se sto spendendo bene il mio tempo. Se lo sto spendendo con le persone giuste e nel modo migliore.

O se piuttosto al massimo evito di sprecarlo con le persone sbagliate in modo sciocco, come invece ho fatto oggi quando per due ore – invece di finire un libro che mi piace – ho bruciato inutilmente del tempo in uno stupido gioco sul telefono. Stupido non solo e non tanto perché attività sterile, ma anche perché non mi dà nessuna gioia. E allora perché?

Mi chiedo se abbia senso la vita che ho scelto, il lavoro che faccio, le cose che porto a termine o se piuttosto non sia una gabbia per la mia anima, che non vedo ormai più, ma che comunque c’è, e che mi trattiene in questa vita dandomi ogni tanto una sensazione di benessere e di sicurezza a cui mi aggrappo tipo naufrago per non affogare.

(Mi chiedo se abbia senso oggi, al caldo della mia casa, con abbastanza soldi da assicurarmi cibo, luce e tranquillità oltre a molte cose inutili, usare una metafora come questa, che mi riporta subito alla mente chi – naufrago – si aggrappa per non affogare davvero).

In each and every lobster cage, a tortured human soul
These are the souls of the broken factories
The subject slaves of the broken crown
The dead accounting of old guilty promises
These are the souls of the broken town
These are the soul cages.

Sting – The Soul Cages

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Ciarle

Il rilievo degli ostacoli passati

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Madonna quanto sono importanti le cose che non ho ancora fatto, quelle che non sono riuscita a fare, quelle che sto facendo. Fondamentali e difficilissime. Guardo sempre avanti, alla strada che devo ancora percorrere, agli obiettivi da raggiungere e quanta fatica e impegno mi costeranno, ammesso che riesca ad arrivarci.

Invece, appena le ho fatte, diventano cagate che non servono a niente, tanto le fanno tutti e comunque se le ho fatte erano facili e tutti gli ostacoli che ho superato, non appena li ho alle spalle si trasformano in una distesa pianeggiante.

(Invece no, ogni tanto fa un gran bene pensare a tutte le cose importanti e difficili che uno ha fatto, ai risultati che ha ottenuto, al valore che ha creato. Fa un gran bene ricordare a se stessi che la fatica fatta non è sprecata o perduta, ma ci ha letteralmente condotti nell’esatto luogo e nell’esatto momento in cui siamo. E sì, avrebbe potuto portarci altrove, se fossimo stati più bravi o più veloci o più precisi, eppure anche in un altrove peggiore se fossimo stati più scarsi, più lenti, più distratti. Quindi ecco, io sono qui, tu sei lì, dove sei. E ci sei arrivato tu.)

 

 

Riflessioni

Dopo tutto questo tempo?

Quando uno inizia a leggere i libri di Harry Potter si lascia facilmente convincere a trovare simpatico Harry, antipatico Dudley, terrificante Voldemord e detestabile Draco.

Ci si ritrova a ridere delle battutine sagaci di Silente, a provare rispetto per la McGranitt e si odia a morte Piton.

Perché Piton è del tutto evidentemente una brutta persona. È cattivo, burbero, musone, sgradevole persino nell’aspetto. Se ne sbatte del look vestendo sempre di nero, portando i capelli un po’ unti e con la stessa pettinatura di quando aveva 12 anni. Ci sono lunghi momenti in cui fa cose chiaramente ingiuste, in cui parteggia per chi fa parte del proprio gruppo e si schiera contro tutti gli altri.

Non fa il lavoro che vorrebbe e rosica da morire per questo. È un puntarcazzista tremendo, è un nerd appassionato di un argomento che fa cagare tutti gli altri (pozioni, in cui è un genio assoluto che inventa accrocchi e soluzioni ardite a problemi complessi) e si dà pure un nick: è il “Principe Mezzosangue”.

Insomma, diciamolo: Piton è uno del frenfì.

Se ci pensate, però, c’è un altro motivo fondamentale per cui Piton è uno del frenfì: perché solo alla fine scopri che in realtà – oltre ad essere stronzo, bizzarro e fondamentalmente asociale – è anche una persona che ama di un amore profondo e puro, uno che non dimentica, uno che è disposto a farsi carico di impegni strazianti e pesantissimi per rispettare una promessa, ed è una persona incredibilmente generosa, a patto che nessuno sappia cosa ha fatto.


“Expecto Patronum” – ha pronunciato il frenfì – e ha prodotto un incanto di protezione.

“After all this time?”

“Always”.

Ciarle

Chiacchiere da pianerottolo

img_4284Dicono che ci sia un grande ritorno ai blog (o meglio, lo dicono quelli dell’ex condominio Friendfeed, che oggi colonizzano quella grande struttura per anzyany dell’internet che è diventata Facebook).

Lo dicono quelli che in fondo non hanno mai smesso di scrivere pipponi,  muri di testo, sparate a zero, e lo hanno semplicemente fatto altrove, non tanto perché fosse diventato fuori moda farlo, ma perché è diventato scomodo leggerci tutti insieme, da quando ci hanno ammazzato Google reader e poi il frenfì.

Dicono che invece adesso ci sia un grande ritorno ai blog, ma forse c’è solo di nuovo la banale bellezza del leggersi con calma, e del lasciarsi scrivere con calma. Chissà, potrebbe anche esserci un ritorno dei commenti che siano davvero commenti e non battute, celodurismi, quando non cattiverie e insulti. O forse no (per questo i commenti qui sono soggetti ad approvazione HAR).

Dicono che ci sia in giro ancora della gran bella gente, che scrive, pubblica, racconta e fa ridere e emozionare proprio come una volta.

Dicono che ci sia un grande ritorno ai blog, chissà se è vero.